Pompe Intratecali

La terapia intratecale consiste nella somministrazione di farmaci nel liquido cerebrospinale, il liquido che circonda il cervello e il midollo spinale.

Per fare ciò si inserisce un sottile catetere nella colonna vertebrale, attraverso un ago introdotto in regione lombare. Il catetere è fatto passare sotto la pelle fino all’addome e collegato a un infusore, un contenitore metallico tondeggiante del diametro massimo di 12 cm e dello spessore di 2-3 cm. L’infusore contiene un serbatoio per il farmaco e una pompa per spingere il farmaco nel catetere e di qui nel liquido cerebrospinale.

Qui giunto il farmaco diffonde direttamente nel tessuto nervoso vicino, usualmente la porzione lombare e toracica del midollo spinale. Vi si concentra in dosi molto elevate poiché non deve superare le barriere che ne ostacolano la diffusione alle cellule nervose quando il farmaco è somministrato per via orale, intramuscolare o endovenosa. Non raggiunge il cervello, se non in minima quantità, né si disperde nel resto dell’organismo. Questo comporta due vantaggi importanti rispetto alle altre vie di somministrazione: l’efficacia del farmaco è notevolmente aumentata e gli effetti collaterali (vertigini, nausea, confusione, sonnolenza, etc.) sono notevolmente diminuiti.

L’intervento chirurgico si può eseguire in anestesia locale associata a lieve sedazione e dura circa 45 minuti. Tutto il sistema è all’interno del corpo, subito al di sotto della pelle.

A seconda delle necessità, la pompa dell’infusore può funzionare automaticamente o essere piuttosto sofisticata ed essere regolabile dall’esterno con uno speciale programmatore. In questo caso il medico può regolare la dose e il flusso del farmaco infuso per ottimizzarne gli effetti. Le pompe più sofisticate sono azionate da una batteria che dura 5-6 anni. Una volta esaurita si deve procedere alla sostituzione dell’infusore attraverso un intervento chirurgico in anestesia locale.

Il serbatoio ha una capienza di 20-40 ml. E’ raggiungibile con un sottile ago introdotto attraverso la pelle, attraverso cui si introduce il farmaco, una volta esaurito. Questa procedura si effettua in ambulatorio e si rende necessaria ogni 2-6 mesi, a seconda della dose di farmaco usata.

La terapia intratecale è impiegata principalmente per curare il dolore cronico e la spasticità, quando i farmaci impiegati per altra via o altre terapie (interventi chirurgici, terapie fisiche, riabilitazione) non producano i benefici desiderati o non siano indicate.

I casi di dolore cronico più frequentemente trattati con la terapia intratecale sono quelli secondari al cancro. Più raramente se ne possono giovare anche casi di dolore conseguente a lesioni del sistema nervoso o a forme ribelli di dolori da patologia della colonna vertebrale. Il farmaco impiegato è generalmente la morfina, più raramente altri farmaci antidolorifici.

I casi di spasticità sono in genere secondari a traumi vertebro-midollari o cranio-cerebrali, sclerosi multipla, paralisi cerebrale infantile, esiti di ictus cerebrale. Il farmaco impiegato è il Baclofene.

I risultati che si possono ottenere sia nel dolore cronico che nella spasticità sono piuttosto favorevoli. In genere solo il 10-20% dei casi non ottiene significativi giovamenti.

La complicazione più frequente è la cefalea che compare nei primi giorni dopo l’impianto, ma generalmente controllabile con farmaci e con il riposo a letto. Complicazioni più gravi sono rare: infezioni che obblighino alla rimozione del sistema di infusione (circa 5 % dei casi), il malfunzionamento del sistema stesso con necessità di revisione chirurgica (circa il 10% dei casi).

Le complicazioni più temibili sono quelle conseguenti al sovradosaggio del farmaco, in genere conseguenti a un’errata gestione dell’infusore, o al suo sottodosaggio, per lo più dovuto a un’ostruzione del catetere. Gli effetti più gravi (crisi epilettiche, coma) possono essere evitati se il paziente e i suoi famigliari sono adeguatamente informati e attenti a riconoscere i primi sintomi (aumento del dolore e della spasticità, nausea, prurito,…) e si rivolgono immediatamente al centro competente. Sono fondamentali, infine, una stretta collaborazione con il centro stesso per adeguare nel tempo la terapia e il rispetto da parte del paziente degli appuntamenti per i rifornimenti del farmaco, per evitarne l’inaspettato esaurimento.

Numerosi centri in Italia ofrrono la possibilità di usufruire della terapia intratecale sia per il dolore cronico che per la spasticità. I terapisti del dolore e i fisiatri ne sono al corrente e possono indicare ai loro pazienti quello più adatto cui rivolgersi.

a cura di Sergio Zeme e Massimo Natale

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